“Mangiare è una necessità,

mangiare intelligentemente

è un’arte”

François de La Rochefoucauld

 

 

Mangiare con Amore

 

La bellezza del vivere è la capacità di entusiasmarsi nella conoscenza, non gravata da pensieri e convinzioni limitanti.

Comodo a dirsi, un po’ più faticoso a mettere in atto, dal momento che l’aver già fatto esperienza ci consente di apprendere dagli sbagli, e di saper valutare fondando le nostre azioni sulle conoscenze passate.

Riflettevo con un’amica sui diversi tipi di “richiami” alla fame e su quanto sia importante distinguerli.

 

Una degli interrogativi più frequenti che ho imparato a pormi da quando ogni giorno cerco di assegnare il meritato valore ad ogni momento, è il seguente:

“Che cosa faccio per imparare dalla situazione, cosa sto inserendo di mio?”

L’impegno nell’esserci. È fattibile se c’è l’impegno nell’ essere testimoni, senza cercare di evitare le situazioni o mandarle via.

Penso e scrivo insieme a voi due domande, totalmente differenti, per comprendere quanto l’approccio sia essenziale:

  1. Ho fame per necessità;
  2. L’effetto “boomerang”, definisco così, ciò che la nostra mente genera attribuendo dei pensieri non buoni (“ma perché sto così?”, “perché sto mangiando?”, “ma ho fame vera o perché sono nervosa”, “sto mangiando perché assumo il cortisone e mi fa venie fame”).

Tra i vari tipi di fame, ce n’è una che è importante capire e riconoscere, se vogliamo lavorare ad avere un rapporto sano con il cibo: la fame delle emozioni, la fame emotiva, la fame del cuore. Definitela come volete.

Parlo di questo perché molto spesso siamo noi a portare le nostre emozioni attraverso il cibo, caricando, anzi sovraccaricando i nostri pensieri.

In questi momenti, è valido ripetersi questa domanda: Come sto vivendo questo momento e quanto sto proiettando le mie emozioni nel cibo?

Così penso, allora medito, prendo confidenza con il mio mondo interiore, significa conoscermi.

Comunica coltivare la consapevolezza, o meglio avere presente attraverso l’esperienza ciò che sappiamo già nel profondo del cuore.

Se notiamo di mangiare spinti dal desiderio di compiacere una fame che ha poco a che vedere con il cibo, ma che si serve del cibo per soddisfare altri bisogni, c’è qualcosa che non va.

Delle volte siamo più consapevoli e altre meno.

Il primo periodo stando a casa, non lavorando e sottoponendomi alle cure per riempire il senso di vuoto, nervosa davo voce al cuore, ma in maniera errata.

Era una coccola, ma con i giorni stavo comprendendo quanto il cibo immesso nello stomaco non potesse assolutamente riempire il vuoto sentito.

Così per diventare consapevole della mia fame proveniente dal cuore, ho notato quali fossero i cibi che desideravo mangiare quando ascoltavo il mio stato d’animo.

Avevo notato che il più delle volte il cibo in sé non era così importante, piuttosto quanto lo star bene in un attimo per poi ritornare verso un momento di tristezza o di noia.

La settimana scorsa ho raccontato della mia menopausa, ormai da otto anni, indotta farmacologicamente.

Ovviamente tutto questo porta a un riadattamento del corpo e delle emozioni.

Perché è come se il mio corpo biologicamente non avesse 39 anni, infatti, quando ci penso o meglio lo vivo, il più delle volte è come se avessi 60 anni.

Un corpo appesantito dalle terapie oncologiche, un fisico stanco e in continua trasformazione.

Negli anni ho accolto questa nuova “veste” ma è importante conoscerla e non cadere nelle trappole emotive, come può essere il cibo.

Il sentirsi gratificati con il solo cibo.

Tanti farmaci, compreso il cortisone, non mi è amico, non solo perché altera il mio umore ma induce continuamente ad avere necessità di mangiare.

Così se ho fame, mangio qualcosa decisamente di molto leggero, come può essere una carota, un sedano o un finocchio.

Con questo non voglio assolutamente affermare di rinunciare alla gioia dello stare a tavola, mangiare con gioia e nel condividere un pasto in compagnia.

Ma parlo della rincorsa del cibo, solo per “sfogare” un momento difficile ma controllabile se ci mettiamo la nostra volontà.

Dunque, soltanto la fame richiesta dal corpo può essere soddisfatta, perché è un bisogno fisiologico, ma esistono numerose alternative in grado di appagare gli altri tipi di fame, inclusa quella del cuore.

Possiamo imparare a nutrire non solo il nostro corpo, ma anche il nostro cuore.

Se percepiamo di non avere veramente fame, l’invito è quello di vivere intenzionalmente momenti portatori di nutrimento al nostro cuore: uscire all’aria aperta, leggere un buon libro, disegnare, ascoltare musica, parlare con un amico…ricordando quanti modi ci offre la vita per volerci bene.

Non sostenendo così il meccanismo automatico che ci porta a mangiare anche quando la fame che sentiamo proviene dal cuore.

All’opposto, se mangiamo qualcosa, possiamo farlo con calma, con lentezza e consciamente, e ringraziando.

 

Il BePositive: #Mangia con Amore

 

ClaudiaSun

 

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